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«Vecchi schemi finiti. Ora flessibilità» Dal meridione una richiesta di nuove regole per le relazioni industriali Superato. Carlo Martino, ad di «Tecnomec Engineering» non ha dubbi: «Il contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici per l' industria che applico ai miei dipendenti, è un modello ingessato, obsoleto e superato, che poggia su parametri non più credibili quando si va a valutare l' inflazione». Il manager oltre ad essere vice presidente della Confapi di Bari con delega all' energia è stato anche nel consiglio direttivo di Unionmeccanica, la prima associazione della Confapi a stipulare nel 1966 con FIM, Fiom e UILM un contratto collettivo nazionale di lavoro per il settore della PMI della metal meccanica. «Le imprese del sud come la mia hanno esigenze diverse rispetto alle grandi aziende ma anche alle microimprese. Dobbiamo poter contare su strumenti contrattuali più flessibili e maggiormente adeguati alle nuove realtà territoriali. Per questo ci siamo allontanati dal modello di Confindustria e Confapi, la CISL e la UIL abbiamo fissato alcuni punti fermi per la riforma di un nuovo modello contrattuale».
Perché la CGIL non ha firmato? «Ci auguriamo che il sindacato di Epifani faccia uno sforzo di concretezza guardando avanti e non indietro rispetto alle relazioni industriali. E firmi. Il contratto nono può più essere uguale in tutta Italia. In Puglia, ad esempio, abbiamo specificità ed esigenze che un imprenditore veneto ad esempio non ha». Tipo? «Pensiamo ai tecnici specializzati. Da noi è difficilissimo trovarli e quei pochi che ci sono si fanno pagare. Loro sanno di essere importanti ed è li che devono partire gli incentivi. Gli aiuti pubblici come la decontribuzione o la detassazione devono andare nella direzione dello sviluppo della competitività e della crescita del sistema imprese». Qual è il vostro contratto ideale? «La possibilità di attivare anche per metalmeccanici il lavoro a chiamata. Potremmo farli lavorare a giornata. Invece riguardo i contratti a tempo non vorremmo essere più costretti dopo il terzo rinnovo a dover per forza assumere un lavoratore». «La Tecnomec Engineering» con due sedi a Taranto e Bari opera nel settore dell' impiantistica industriale e meccanica dal 1989. Con 160 operai a tempo indeterminato ed altrettanti stagionali ed un fatturato 30 milioni di Euro, triplicato negli ultimi anni, l’ azienda realizza grandi impianti in quasi tutta l’Europa, in Russia, Arabia Saudita e Canada per conto di gruppi come ENI, Ansaldo, Enel, Edison. Negli ultimi anni il gruppo metalmeccanico si è sempre più specializzato nella costruzione ed il montaggio di impianti di produzione energetica in stabilimenti petrolchimici, petroliferi on-shore ed off-shore e centrali. «Crediamo che il futuro sia nelle energie alternative come l’eolico-spiega il titolare Carlo Martino- ed operando in ambito internazionale per le più importanti multinazionale del settore energetico, abbiamo acquisito tecnologie e metodologie avanzate proprio in questa nicchia di mercato».
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